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come ti elimino la concorrenza: con una legge

2 commenti

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Non è la prima volta che per eliminare la concorrenza si richiede di fare una legge. Ad personam? No, contro personam, anzi contro società, contro Amazon (vi ricordate gli sconti che Amazon praticava di continuo a “danno” delle catene dei grandi editori?) e contro i fanboy di Amazon e selfpublisher che inondano il panorama editoriale con qualità mediamente uguali a quelle di pubblicazioni curate da case editrici.

Cioè? Veniamo ai dettagli.

Dal primo gennaio 2015 i prezzi al dettaglio per gli ebook sono aumentati. Anzi, no. È successo che la Grande Madre Europa ha chiesto di far pagare le tasse ai grandi colossi (Amazon, Apple e Google) nel paese in cui avviene la vendita.

Non conoscendo i dettagli sembrerebbe giusto. Allora, Amazon di sicuro pagava come IVA solo il 3% in quanto fatturava in Lussemburgo. Google invece in Irlanda. Apple non ne sono sicuro, forse anch’essa in Lussemburgo? Non saprei. Si parla di IVA per gli ebook. In Italia un libro è o non è un libro? Cioè se leggo “Il conte di Montecristo” di Mondadori in cartaceo o in ebook l’IVA dovrebbe essere la stessa, no? Forse non è l’esempio più calzante in quanto questo testo esiste anche gratuitamente in ebook (non è di Mondadori). Era solo un esempio. In cartaceo l’IVA prima dell’1 gennaio 2015 era per il cartaceo del 4%, mentre per l’ebook il 22%. Qualcuno si è svegliato (l’associazione degli editori) e ha chiesto di cambiare le cose. Dall’1 gennaio 2015, come dicevo, l’IVA è tutta al 4% sia per cartaceo che per ebook, giusto?

No.

La legge dice che se pubblichi con codice ISBN allora è così: 4% anche per ebook. Se pubblichi senza codice ISBN l’IVA resta al 22%. Chi pubblica senza codice ISBN? I selfpublisher su Amazon. Su Amazon non è richiesto codice ISBN (è opzionale), infatti Amazon assegna quello che si chiama codice ASIN che identifica un generico prodotto: una lavatrice come un ebook.

Gli editori e i selfpublisher e il codice ISBN

Basta comprare un codice ISBN, no? Bene. E quanto costa un codice ISBN? Un solo codice ISBN costa 80 euro + IVA. Prezzo molto maggiorato per il reale uso del codice ISBN. Prima del 2015, con quella cifra ti registravi come editore e ne prendevi 10. In qualche modo si dovevano mettere un attimo all’angolo questi sgraditi soggetti: i selfpublisher. Sono quelli che mediamente vendono di più degli editori su Amazon. E io ne conosco alcuni ancora liberi, mentre altri sono stati accalappiati dagli editori come Mondadori e Newton & Compton che guardano le classifiche su Amazon. Tutti odiano Amazon, ma tutti vi guardano, no?

Se poi un selfpublisher vuole pubblicare oltre che in formato Amazon, anche in formato non Amazon allora i codici ISBN per un singolo testo devono essere due. Slurp, slurp evvai! Ora ce li togliamo dai coglioni i selfpublisher!

Un selfpublisher per vendere che deve fare? Non deve imporre un prezzo oltre i 99 centesimi e deve pagare un po’ di campagne pubblicitarie su Facebook, Twitter e/o Google AdWords. Dette campagne pubblicitarie costano e rendono poco, soprattutto se il testo non è di genere, o se non è un thriller. Infatti se è narrativa varia non conviene nemmeno buttare soldi nel marketing, c’è da sperare nel passaparola.

La lotta a colpi di promozioni e la storia dei 99 centesimi

Ora con un prezzo a 99 centesimi Amazon dà all’autore il 35% dopo aver tolto il 3% prima del 2015. Dal primo gennaio 2015 quel 3% diventa 22%. Facendo due calcolini banalissimi si capisce che di quei 99 centesimi vanno pochissima parte in mano all’autore: 27 centesimi.

Per competere con gli editori ci deve essere qualità a tutti i livelli. Alcuni autori riescono molto bene a confezionare un ebook anche meglio di un editore: niente refusi, indice corretto dell’ebook, niente formattazione fatta gettando i dadi, presenza di rientri, nessuna eccedenza del corsivo, ecc, ecc.

Per piazzare la qualità si deve comprare una copertina se uno non la sa fare, oppure comprare una foto e lavorarci sopra se sei un buon grafico, poi c’è il costo dell’editing. Un editing di un romanzo diciamo di 280 pagine in formato tascabile conta 225 cartelle e  l’editing costa 2-5 euro a cartella, quindi 450/1125 euro di editing.

Spesa:

  1. editing: dai 450-1125 euro;
  2. copertina: dai 15 ai 50 euro;
  3. campagna di marketing: 100 euro? 200 euro?;
  4. 2 codici ISBN: 150 euro + IVA = 183 euro;
  5. costo di realizzazione di formati ePub e Mobi professionali: 112,5 euro.

 

Nel caso minimo si parla di 860,5 euro con editing ultra economico, nel caso peggiore di 1670,5 euro.

E, mi raccomando, di non vendere oltre i 99 centesimi. Quanti ebook a 99 centesimi bisogna vendere per non andare in perdita? Non si parla di guadagno, ma di non andare in rosso con l’investimento.

Chi ha sostenuto l’esame di Analisi Matematica I all’università?

Deve vendere un numero di ebook pari al limite di x che tende a 0 da destra di 1 su x.

860,5 diviso 0,27 = 3186 ebook circa e 1670,5 diviso 0,27 = 6187 ebook per uscire in pari, ma vi dico che ne occorrono di più per tanti altri motivi: magari la campagna costa più di 200 euro perché si deve promuovere sui vari store (Amazon, Apple, Google, Kobo, …), magari poi il romanzo è più lungo di 225 cartelle e ha bisogno di un editing anche più costoso, bisogna vedere in che modo fa reddito. A quel punto… A quel punto? Ma diciamo anche per un romanzo di 225 cartelle ci si ferma a ragionare. Qual è il motivo per pubblicare pagando un editor, una copertina di qualità, un ebook professionale? Forse vende di più? Si viene identificati come in gamba? Non direi dando un occhio alle classifiche in generale.

Il falso problema dell’IVA: ci si prova

In generale il problema è che Amazon sotto i 2,99 dollari dà il 35% (tolta sempre l’IVA) e quindi in effetti è anche questo il problema tra i tanti. Allora si aumenta il prezzo e nessuno compra più, quindi la possibilità di recuperare quanto investito è sempre più bassa per un perfetto autore sconosciuto per di più autopubblicato. E quel 22% su una cifra superiore sarà ovviamente superiore, di più che i pochi centesimi in caso di un prezzo minore dei 2,99 dollari. Un testo quindi deve costare dai 2,99 in su ed avere un cospicuo numero di pagine per sperare. E provare a barcamenarci tra spese, percentuali d’IVA e problemini vari.

Questa legge è una piccola mossa per mettere un po’ ai margini un fenomeno che a detta degli editori è diventato incontrollabile come se si trattasse della diffusione di un virus mortale o quasi. Almeno ci si prova, in parte.

Cosa realmente si pubblica?

Perché pubblicare? Infatti, ci si deve arrendere agli ebook fatti malissimo dei grandi editori e stare zitti pagandoli tra i 6,99 euro ai 16,99 euro e  anche di più se si tratta di manuali o saggi. In quel caso la gente non guarda che costano più di 99 centesimi. Sì, ma c’è un lavoro editoriale e di selezione. Ah, davvero? Ma quanto ne siete sicuri? Dove eravate negli ultimi 10 anni? Avete idea di cosa viene pubblicato quotidianamente da tutti? Grandi e piccoli? Non ne avete idea? Ah, capito, non leggete e, se lo fate, non vi interessa. In effetti queste mi sembrano questioni anche abbastanza tecniche.

Chiaramente poi c’è chi a quell’elenco della spesa non partecipa affatto in quanto non sa il suo ebook come andrà. Ci può anche stare e, diciamo, che è spesso quello che accade. Le dovute eccezioni ci sono sempre, ma il tutto viene nascosto dietro quello che è un fenomeno che molti cercano di rendere omogeneo e che tale non è. Come anche i modi di operare, valutare e pubblicare degli editori sono molto diversi tra loro.

Gli editor e gli editori sprovveduti

Il piccolo dettaglio del 22% invece del 3-4% non è tanto un dettaglio se vogliamo dirla. Ma in generale non è un dettaglio nulla. Anche il fatto che non operano tutti nello stesso modo: molti editori non usano correttori di bozze e pagano gli editor quando hanno voglia e male, alcuni selfpublisher non possono permettersi costi con il primo libro, ma i lettori non capiscono né l’uno né l’altro oppure, molto più semplicemente, non è un problema loro. Il problema vero è il volersi mettere in gioco. Selfpublisher ed editori sono sullo stesso livello (anche se gli editori considerano il selfpublishing un gioco che ignorano da un lato, ma che dall’altro li spaventa) e la filiera della qualità è in declino in genere. Ma chi si autopubblica è visto sempre male a prescindere e gli si fanno molte più storie rispetto a un autore che ha dietro anche una grossa casa editrice e il cui libro costa pure tanto e che ha un ebook fatto malissimo e un editing carente e che magari non ha nulla di speciale nella storia, anzi, diventa lenta e noiosa, ma spacciata come il libro dell’anno. E molti sono i libri e i testi che fanno questa fine sempre più spesso. Più libri si pubblicano e più la possibilità di imbattersi in un orrore è alta e più i libri buoni verranno nascosti e moriranno dietro gli orrori che sempre più spesso lasciano i cassetti degli autori, a volte anche con il plauso e il beneplacito delle case editrici.

C’è una soluzione nella filiera editoriale?

Chi riesce a districarsi in questo caos è bravo e fa sacrifici che spesso non vengono quasi mai ripagati, anche in termini di soddisfazioni. Soprattutto poi con il fatto che ci sono eventi esterni come la perdita di un lavoro o i soprusi che vanno digeriti senza fiatare perché non puoi fare diversamente che alla fine hanno molta più importanza di parlare di selfpublishing e di prezzi e di percentuali. So bene che è così anche perché con l’anno nuovo è capitato anche a me e vedo le cose precipitare sempre di più a tutti i livelli. Oramai non ci sono più soldi per nessuno a meno che non abbiate certi agganci. Stiamo raschiando il fondo.

La legge per strizzare le grandi compagnie ce l’ha chiesta l’Europa, ma il miglioramento della qualità della vita non l’ha chiesto l’Europa, quindi ci si schiaccerà l’un l’altro finché, alla fine, ne resterà uno solo.

Legge più, legge meno, alla fine si va avanti sempre peggio in generale. E poi non è detto che l’aver calato al 4% l’IVA degli ebook sia fatta passare liscia alla Mamma Europa che potrebbe multare l’Italia. Tutto per una manciata di voti? Boh.

Chi vivrà saprà.

Autore: giovanni

Scrivo su http://giovanniventuri.com/ e faccio e-book per professione su https://makeyourebook.me/

2 thoughts on “come ti elimino la concorrenza: con una legge

  1. Continuo a chiedermi se ne vale la pena, poi mi convinco a resistere se non altro per non darla vinta a ‘quelli che ci vogliono tutti fuori dalle scatole’

    • Stefano, ne vale sempre la pena. Non bisogna mai smettere di combattere. Prima ti deridono, Gandhi diceva: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.”

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