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Le percezioni… e le generalizazioni

6 commenti

Dopo una lunga serie di commenti su una percezione di un fenomeno generale quale il selfpublishing si arriva alla sola possibile conclusione. In Italia non c’è la maturità per capire quando si parla di selfpublishing e quando si parla di un libro autopubblicato.

Selfpublishing non è il termine inglese per indicare l’autopubblicazione?
Sì, certo, ma…

E dove sta la differenza?
È sottile… Un cattivo libro autopubblicato non rende di conseguenza tutto il selfpublishing feccia, come un solo libro autopubblicato fantastico non rende tutto il selfpublishing il fantastico mondo che è rappresentato in un sol testo.

E comunque in generale, un libro buono non dice che tutti i libri lo sono e che uno cattivo rende tutti i libri cattivi…

Dopo questi piccoli esempi di filosofia, torniamo all’articolo e ai commenti.

La cosa che è interessante è che si sollevano critiche precise al testo: si argomenta in maniera corretta. E questo è un dato di fatto che io ammiro. Non riuscirei a farlo con un qualsivoglia sconosciuto esordiente che non ho gradito. Uno, mi verrebbero i sensi di colpa. Due, sono convinto che due secondi dopo mi troverei nella casella di posta e nei commenti un agguerrito autore, o magari, una casa editrice che minaccia una querela.

Quello che l’articolo invece tende a voler sostenere è che tutta l’autopubblicazione è da scartare… ma questo già l’ho detto no? Uno degli ultimi commenti sostiene che chi si è autopubblicato lo fa per voler fare il “botto”. Ora provo a interpretare l’espressione “fare il botto”.

“Fare il botto”: in senso positivo

Sarebbe quando uno rapidamente ottiene il successo non passando per le vie regolari. In questo caso, pubblicando senza i mezzi e l’ausilio di un editore. In Italia non c’è questa fortuna. Perché? Perché si scrive meno bene che in America e in Inghilterra, patrie riconosciute della grande letteratura, magari possiamo includere anche autori russi… Due, siamo molto meno persone. Tre, siamo molto meno lettori rispetto a loro; quarto, gli e-book sono appena lo 0.1% del mercato. Cioè la lettura degli e-book è per pochi eletti, decisamente un fenomeno di nicchia. Su 1000 lettori ce n’è solo 1 che legge in e-book. Quindi “fare il botto” per diventare famoso mi sembra difficile, molto. Soprattuto in base al fatto che se chi si autopubblica non ha già di suo un certo pubblico ha perso solo tempo ed energie. Era e resterà un autore sconosciuto. È molto impegnativo farsi promozione. In termini di tempo, idee, di risorse economiche, ma questo non vuol dire che non possa essere una strada.

“Fare il botto”: in senso negativo

Questa le vedo più facile. Pubblichi da te. Nessuno ti legge. Magari lo fanno in dieci (in un anno) e 9/10 ti dicono che il testo fa schifo. Hai fatto il botto. Ti sei bruciato. Nessuno ti darà fiducia sulle tue successive pubblicazioni, o, se lo farà, ci andrà coi piedi di piombo.

Come si pubblica e si ha successo?

Credo in nessun modo. Si pubblica per la voglia di entrare in comunicazione con le persone purché si sappiano accettare tutte le critiche, ignorando quelle preventive e quelle che non sanno argomentare il perché il testo non è stato gradito. Cercando di trarre piccole soddisfazioni da ciò che ne sarà…

Come si pubblica?

Da soli? Be’, si vede e rivede il testo mille volte. Fino alla noia. Si lascia riposare il tutto per mesi, lo si rilegge e si cerca cosa non va, cosa stona. Se convinti si contatta un editor… Purtroppo non si scanza questa fase, in particolare se il testo è un romanzo. Il costo di un editor è una spesa che va chiaramente a pesare tanto sul proprio bugdet, quindi a volte può capitare di fare a meno dello stesso. Un autore per quanto abbia il controllo del testo, non ha l’idea obiettiva che il gusto di altri può individuare di errato.

Certo è che molto probabilmente il 90%, forse anche di più, di chi si autopubblica rinuncia a un editor. A volte, invece, si trova l’editor sbagliato, altre volte l’editor fa editing anche di un testo privo di interesse solo perché a un autore interessa solo l’editing e non il parere oppure perché all’editor interessa guadagnare. Quindi ogni autore autopubblicato ha una storia a sé e il buon o cattivo gradimento di una sua opera non implica un giudizio sull’intero panorama del selfpublishing.

Ma un editore tradizione, no, eh?

Certo. Basta trovarlo, scrivendo bene, scrivendo in modo interessante, impeccabile, intercettando il gusto dell’editore, quello del mercato attuale, avere molta fortuna, spendere per stampare rilegare e inviare per posta ordinaria e sperare che il plico non vada perso, sperando di aver soddisfatto tutti i requisiti di accettazione del testo… Requisiti che cambiano da casa editrice a casa editrice in modo totale. Che poi ricevere carta stampata nel 2012 per poi leggere poche pagine e cestinarle… insomma… Ma queste sono cose che non possono riguardare questo articolo in quanto si verificava l’opinione diffusa sul selfpublishing e non sull’editoria.

Alla prossima.

Autore: giovanni

Scrivo su http://giovanniventuri.com/ e faccio e-book per professione su https://makeyourebook.me/

6 thoughts on “Le percezioni… e le generalizazioni

  1. credo tu ti riferisca al mio commento, se non è così mi scuso e allora cancella quello che verrà detto dopo
    sì perché, se ti riferisci a me, non hai colto quello che volevo dire o, meglio, è colpa mia che l’ho espresso in maniera non intellegibile
    io dicevo proprio l’opposto
    anzi, mi riferivo ad altro
    in particolare a chi non invia il proprio racconto/romanzo a case editrici minori [medie o piccole] con cui sicuramente avrebbe più chance, ma lo invia solo a quelle maggiori pensando appunto di fare il botto
    e come spiegavo nel mio commento c’è un mare di case editrici che pubblicano gratuitamente gli esordienti, che presentano lavori di qualità, e che vengono saltate a piè pari per cattiva volontà o perché se ne ignora l’esistenza
    chiedo ancora scusa se ho mal interpretato il destinatario del tuo post!

    • Sì, mi riferivo al tuo commento. Non l’ho capito e ho cercato di interpretarlo, ma ora che lo hai spiegato mi è molto più chiaro. Decisamente.🙂
      Grazie per esserti fermato/a qui.

      P.S.: essere pubblicati da una casa editrice che non ha visibilità e/o distribuzione è un po’ come non pubblicare affatto… Oddio, però dipende da cosa uno cerca nella pubblicazione… Io credo che se uno viene pubblicato vorrebbe che l’editore diffondesse il suo testo ovunque e io ho esperienze che mi confermano il contrario… Ci sono editori che non ti chiedono soldi (ne conosco molti) e si limitano all’editing e alla stampa, e molto pochi (ne conosco pochissimi) che fanno un gran bel lavoro di promozione, ma come dicevo nell’altro post, il problema è che i l piccolo editore non si può permettere editor professionisti (mi sono informato per trasformare “make your ebook” in casa editrice e costano tantissimo) o un ufficio stampa (costa anch’esso troppo… dico troppo in relazione a quanto si può arrivare a ricavare dalla vendita di un libro di un autore)…

      • eh mio caro/a, c’è un mondo di stagisti preparati che rimarranno tali se non cambiano le cose!
        e ci sono case editrici che si occupano eccome della promozione
        neri pozza, e/o, marcos y marcos
        e taaaaante altre
        andate a fare un giro delle fiere, non solo torino
        andate a roma a “più libri, più liberi”
        e visitate http://www.cepell.it il centro per il libro e la lettura [dei beni culturali] che ingloba tantissime informazioni riguardo festival, premi e concorsi letterari, case editrici… ha anche una banca dati per i traduttori che possono accreditarsi
        io credo che manchi a tutti un’informazione più capillare
        gli strumenti ci sono, sfruttiamoli meglio!

  2. caro! ho letto ora bene il nome… avevo solo il link prima, scusa

  3. Nomini “Neri Pozza”, “E/O”, “Marcos y marcos”… per me sono al pari di Einaudi… Non sono avvicinabili… Io a Torino non ci sono mai stato😉 . Nemmeno a Roma e altrove…

  4. eh no, per te🙂
    loro danno molta visibilità agli esordienti
    nelle fiere hai l’opportunità di conoscere altre realtà, ti consiglio di andarci
    e ti consiglio di fare un giro sul sito del cepell
    [ovviamente i miei sono suggerimenti, ognuno è libero di fare come crede]

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